(Pubblicato sulla Rivista Rosa+Croce, Autunno 2020)
Rosa+Croce è una rivista semestrale pubblicata dalla Grande Loggia dell'Antico e Mistico Ordine della Rosa-Croce. Anche se gli articoli pubblicati non rappresentano il pensiero ufficiale dell'Ordine — ma impegnano solo i loro Autori — e non costituiscono in alcun caso parte integrante dell'insegnamento, offrono ugualmente una valida percezione della filosofia rosacrociana.
Anno R+C 3373: anno nuovo, vita nuova?
«Dare un proprio senso a quello che ci accade non è una prerogativa soltanto della vita adulta, ma caratterizza tutta la nostra esistenza fin dai primi momenti.»
L’origine condivisa e il primo “Altro”
L’alba del 2020 è stata caratterizzata dalla diffusione, da parte dei media, di immagini forti capaci di abitare la nostra mente in maniera assai pervasiva. Al tempo stesso, la cultura occidentale ci ha abituati a considerare “l’Altro” in generale come un concetto completamente separato da noi e di secondaria importanza.
«Come le diverse tessere di uno stesso puzzle, in qualità di cittadini di questo mondo ci apparteniamo tutti: gli “Altri” siamo noi.»
Noi rosacrociani sappiamo bene che, come le diverse tessere di uno stesso puzzle, in qualità di cittadini di questo mondo ci apparteniamo tutti: gli “Altri” siamo noi. L’avvento delle neuroscienze sta ampiamente dando prova di come la nascita di ogni essere umano scaturisca dal concetto di “Altro”, non solo in termini di eredità del patrimonio genetico di coloro che ci hanno preceduto nella linea genealogica, ma anche dalla loro attività mentale, ovvero da traumi, pensieri, paure e sogni che hanno abitato le loro menti prima, durante e dopo la gestazione [1].
Le figure genitoriali rappresentano il primo “Altro” con cui interagiamo fin dal nostro ingresso nel mondo. Tutti noi abbiamo un’origine di cui non siamo completamente padroni: questa origine è nostra, ma al tempo stesso non ci appartiene. Nella nostra condizione umana iniziale, cioè quella di figli vulnerabili, dipendiamo da chi ci ha generato. Dipendiamo dagli altri non solo per i bisogni primari ma anche dalle loro parole. Infatti, siamo stati chiamati dai nostri genitori, i nostri primi “Altri”, i quali oltre ad averci assegnato un nome che nessuno di noi ha potuto scegliere per sé, con le loro parole ci hanno anche accudito, amato, confortato e talvolta anche ferito [2].
Schemi mentali, previsione ed empatia
La scienza dimostra che questa iniziale condizione di asimmetria è modificabile perché, fin dalla nascita, possiamo farci una nostra idea della realtà e imparare col tempo ad affinare sempre più la facoltà di interagire con il nostro ambiente, in modo tale da influenzarlo. Infatti, fin dalla nascita i bambini elaborano attivamente le loro esperienze e mettono in atto un comportamento che, lungi dall’essere una reazione automatica agli stimoli ambientali, è il risultato di vigorosi tentativi di dare un senso a ciò che sta loro accadendo.
Dare un proprio senso a quello che ci accade pertanto non è una prerogativa soltanto della vita adulta, ma caratterizza tutta la nostra esistenza fin dai primi istanti. Il neonato è istintivamente guidato a ricercare delle regolarità nelle esperienze che gli si presentano, nel tentativo di potere, in qualche modo, intervenire sulla complessità dell’ambiente circostante nel quale è immerso.
Le regolarità nelle esperienze vissute, come ad esempio la situazione ripetuta dell’allattamento, consentono agli esseri umani di crearsi degli schemi. È nella ripetuta percezione di situazioni simili che ci formiamo delle rappresentazioni stabili di come va il mondo. Queste rappresentazioni del mondo sono funzionali ad anticipare, nelle nostre menti, cosa ci potrebbe accadere in futuro, soprattutto in termini di possibili pericoli. Questi schemi sono importantissimi anche perché vanno a nutrire le nostre rappresentazioni mentali degli altri esseri umani. In altre parole, grazie a come il bambino percepisce le sue prime interazioni col mondo esterno, si formerà un concetto di sé stesso, degli “Altri” e delle relazioni che scaturiscono dall’interazione con gli altri, e utilizzerà tali concetti per orientarsi all’interno delle future interazioni [3].
«L’empatia ci permette di vedere gli altri dall’interno – mettendoci nei loro panni – e noi stessi dall’esterno – guardandoci con i loro occhi.»
Con la maturazione delle strutture cognitive cresce nel bambino la capacità di rappresentare nella propria mente anche l’esperienza della mente altrui: diventa via via sempre più esperto nel comprendere e interpretare i sentimenti del prossimo e diviene consapevole che il loro comportamento esteriore è regolato da molteplici motivi interiori. In altre parole sviluppa l’empatia, che è l’abilità di risuonare con lo stato affettivo di un’altra persona [1].
L’empatia ci permette di vedere gli altri dall’interno — mettendoci nei panni dell’altro — e noi stessi dall’esterno — guardandoci con gli occhi dell’altro. È una capacità indispensabile per avere interazioni sociali costruttive e reciproche, fin dalla tenera età. Alcuni esperimenti hanno dimostrato che le famiglie numerose sembrano favorire lo sviluppo dell’intuito nei bambini verso gli stati mentali altrui. Il contesto ambientale in cui viviamo e il nostro patrimonio biologico interagiscono continuamente creando la persona che siamo, la quale a sua volta potrà, con la propria azione cosciente, trasformare l'ambiente in cui è inserita.
I limiti della schematizzazione e il bias dell’ingroup
In ogni momento ognuno di noi influenza sia gli “Altri” sia l’ambiente, ed è da questi contemporaneamente influenzato. Purtroppo, ogni schematizzazione comporta la perdita di alcune preziose informazioni: nel tentativo di semplificare e dominare la complessità dell’esperienza dobbiamo rinunciare ad alcuni elementi per organizzarne altri. In questi processi cognitivi inconsci si verificano errori ricorrenti comuni a tutti gli esseri umani [4].
Poiché queste strutture mentali sono di vitale importanza per orientarsi, e poiché la loro ristrutturazione richiede un notevole dispendio di risorse cognitive, tendiamo ad ancorarci rigidamente a esse, opponendo un'inconscia resistenza al cambiamento anche quando si rivelano palesemente errate, incomplete o inadeguate.
Uno degli errori più pervasivi è il cosiddetto “bias dell’ingroup”, ovvero la tendenza sistematica a favorire il proprio gruppo di appartenenza [5]. La definizione della nostra identità deriva in gran parte dall'appartenenza comunitaria: la famiglia, la cerchia culturale, la nazione o il credo religioso. In ogni caso, il confine che include il “noi” (ingroup) esclude contemporaneamente il “loro” (outgroup).
La letteratura scientifica documenta ampiamente come tale meccanismo produca un ingiustificato favoritismo verso i membri interni e una latente diffidenza verso l'esterno. Se si interrogano gli scolari su quali siano gli alunni migliori tra la propria scuola e quella vicina, risponderanno invariabilmente indicando i propri compagni. Lo stesso accade tra gli adulti: oltre l’80% dei cittadini valuta armoniose le relazioni etniche nel proprio quartiere, ma meno del 60% le ritiene buone a livello nazionale. Più le cose sono prossime al nostro cerchio, più ci appaiono migliori [5].
Questo fenomeno di identificazione si riscontra anche nelle manifestazioni sociali: gli studenti universitari la cui squadra ha appena vinto dichiarano entusiasti “abbiamo vinto”; quando invece la squadra esce sconfitta, sono molto più inclini a prendere le distanze dicendo “hanno perso” [5].
La via rosacrociana: meditazione e Pace Profonda
Per noi rosacrociani la meditazione rappresenta un prezioso strumento per comprendere i fatti del mondo e osservare le relazioni umane da una prospettiva più elevata: quella che ci riconosce come parti inscindibili di un Tutto organico, nel quale ogni creatura custodisce pari dignità e valore.
Grazie a questo sguardo contemplativo possiamo vegliare sui meccanismi automatici inconsci che guidano le nostre reazioni, riformulando continuamente nuovi punti di vista su noi stessi, sulla realtà e sugli altri. Possa l’immagine di un mondo fraterno e armonioso guidare i nostri passi quotidiani, donandoci il coraggio e la volontà di edificare autentiche condizioni di Pace Profonda in tutti gli spazi di vita e di pensiero che ci accoglieranno.
Riferimenti bibliografici
- Massimo Ammaniti, Vittorio Gallese, La nascita della intersoggettività, Milano: Raffaello Cortina Editore, prima edizione, 2014.
- Massimo Recalcati, Lectio Magistralis, 2018.
- H. Rudolph Schaffer, Lo sviluppo sociale, prima edizione, edizione italiana a cura di Anna Oliverio Ferraris, Milano: Raffaello Cortina Editore, 1998.
- Paolo Cherubini, Psicologia generale, Milano: Raffaello Cortina Editore, prima edizione, 2012.
- David G. Myers, Psicologia sociale, seconda edizione, edizione italiana a cura di Elena Marta e Margherita Lanz, Milano: McGraw-Hill, 2013.
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