(Pubblicato sulla Rivista Rosa+Croce, Primavera 2022)

Rosa+Croce è una rivista semestrale pubblicata dalla Grande Loggia dell'Antico e Mistico Ordine della Rosa-Croce. Anche se gli articoli pubblicati non rappresentano il pensiero ufficiale dell'Ordine — ma impegnano solo i loro Autori — e non costituiscono in alcun caso parte integrante dell'insegnamento, offrono ugualmente una valida percezione della filosofia rosacrociana.


La paura, il nostro miglior alleato

Autore Hugo Casas — Gran Maestro della Giurisdizione di Lingua Spagnola per le Americhe
Messaggio letto al Convegno Mondiale – Roma 2019
«Nella nostra esistenza ci sono due grandi energie: l’amore e la sua polarità opposta, la paura.»
La paura, il nostro miglior alleato

Dopo aver assistito al video di presentazione della mia conferenza, anche se potreste pensare il contrario, non intendo mettervi paura durante questa relazione. Anzi, vorrei che quando sarà terminata tutti noi avessimo la certezza che nella nostra esistenza ci sono due grandi energie: l’amore e la sua polarità opposta, che possiamo chiamare come meglio crediamo, ma che in realtà altro non è che la paura, definibile come “angoscia per un rischio o un danno, sia esso reale o immaginario”.

La paura è un’emozione; le emozioni sono sentimenti che possono essere piacevoli o spiacevoli, quindi la paura è una sensazione sgradevole che mette in guardia il nostro organismo nei confronti di un pericolo o di una minaccia. Secondo lo psichiatra Kurt Schneider, si devono distinguere due situazioni: il mero riflesso quale reazione alla paura, e la reazione al vissuto del contenuto di paura. Nel primo caso abbiamo paura di fronte a qualcosa, allorché percepiamo un grave pericolo per la nostra vita o quella altrui, mentre nel secondo si percepisce il terrore del significato della percezione sensoriale, cioè si sperimenta un vissuto della paura. In questo secondo caso la percezione diventa meno importante, e ciò che assume rilevanza specifica è il significato.

Quest’ultimo viene interpretato dalla persona, per cui la sua reazione dipenderà dall’esperienza precedente, dalla sua visione del mondo, dai valori, dall’ideale di carattere e dai rapporti che il percipiente instaura tra il suo mondo e gli altri. Per cui due persone diverse non avranno lo stesso vissuto rispetto alla paura, né reagiranno allo stesso modo se confrontate con il medesimo stimolo.

Se riflettiamo sul concetto delle due grandi energie, vediamo che l’amore risiede nell’Essere, mentre la paura è una creazione dell’ego. Tutto ciò che ci allontana dall’amore consente alla paura di annidarsi nel nostro cuore, attirando a sé tutto ciò che teme, dal momento che il cuore è simile a un magnete con una capacità di attrazione inaudita. La vita viene allora percepita come un cammino colmo di pericoli, poiché la paura ostacola il nostro cammino verso il progresso, paralizzando ogni passo in avanti.

Sappiamo che l’avanzamento della specie umana, fin dalla sua apparizione sul pianeta Terra, è stato motivato da scoperte, come ad esempio il controllo del fuoco, che ha permesso all’uomo di liberarsi dalle catene della paura, determinando un progressivo aumento della fiducia in se stesso e il riconoscimento della Legge e dell’Ordine nella Natura. Man mano che l’essere umano si è fisicamente adattato a queste condizioni, queste a loro volta accrescevano la sua consapevolezza e la conoscenza della propria anima. È facile dedurre che se lasciamo che la paura si annidi dentro di noi saremo noi stessi il nostro principale ostacolo sul sentiero mistico.

Quindi perché vivere nella paura invece di accettare le nostre paure e adoperarle a nostro profitto? Centinaia di migliaia di anni fa, un nostro antenato camminava nella foresta quando si imbatté in un mammut gigante. In decimi di secondo il sistema nervoso limbico, per mezzo dell’amigdala cerebrale, reagì al segnale di pericolo attivando i meccanismi necessari affinché il corpo disponesse della massima resa fisica: la frequenza cardiaca accelerò, le funzioni non essenziali (come la digestione) si arrestarono temporaneamente e il sangue affluì vigorosamente agli arti per affrontare la fiera o darsi alla fuga.

La risposta automatica dell'amigdala

La scienza ha dimostrato che questa risposta automatica, ossia questo processo protettivo di fronte al pericolo e lo stoccaggio di ricordi di paura nell’amigdala, è stato vitale per la nostra sopravvivenza. Se dipendessimo unicamente dalla corteccia cerebrale — che reagisce molto più lentamente —, mentre ci soffermavamo a pensare sul da farsi saremmo inevitabilmente finiti nello stomaco dei predatori! Questa risposta è così cruciale che i pazienti privi di amigdala perdono la capacità di rilevare e rifuggire i pericoli, vivendo in uno stato di rischio permanente.

È estremamente curioso che lo stesso meccanismo limbico che ci ha salvati come specie si sia evoluto, nel mondo moderno, in un duplice problema. In primo luogo, nasciamo con l’amigdala completamente sviluppata, mentre la corteccia prefrontale — responsabile dell'inibizione emotiva — termina la maturazione intorno ai venticinque anni, generando comportamenti di rischio nei giovani.

In secondo luogo, il nostro sistema nervoso continua a tentare di prevedere il “pericolo di sempre”, basato originariamente sulla scarsità di cibo e sulla minaccia dei predatori. Oggi, al contrario, la minaccia più frequente con cui ci confrontiamo è spesso quella di dimenticare lo smartphone a casa, eppure il sistema neurofisiologico reagisce con il medesimo allarme arcaico.

Si calcola che oggi produciamo tra i 60.000 e i 90.000 pensieri al giorno, per il 90% irrilevanti e basati su credenze o condizionamenti consumistici. Il sistema limbico ospita un elenco infinito di paure artificiali che non sono reali. Poiché tendiamo a identificarci con i nostri pensieri, crediamo che oggetti o comodità siano vitali, scatenando reazioni di panico sproporzionate e limitando il nostro libero arbitrio.

«Le paure rimangono o scompaiono in base alle decisioni che prendiamo e alle azioni che compiamo.»

La chiave risiede nel distinguere se si tratti di una paura reale o immaginaria. Se guardiamo ai lati della strada prima di attraversare, la paura istintiva ci protegge ed è positiva. Al contrario, la paura del futuro, di ciò che non è accaduto, ci paralizza e ci impedisce di progredire.

L’ego ci invia proiezioni di scenari futuri terrificanti unicamente per assicurarci la sopravvivenza fisica, senza curarsi della nostra felicità. Ogni cambiamento implica una morte e una rinascita spirituale; è proprio il timore di questo balzo verso l’ignoto a generare la resistenza interiore. Tuttavia, il mistico sa che tutto è in costante mutamento e che vi è una Legge superiore che coordina tali trasformazioni.

La trasmutazione alchemica della paura

Attraverso il discernimento — nato dalla certezza intuitiva della meditazione e della visualizzazione —, possiamo trasformare la paura nel nostro alleato, maestro e guida, smettendo di camminare dietro di essa per procedere accanto ad essa.

Viviamo spesso nell’angoscia di invecchiare, di perdere il lavoro, di non essere accettati o di morire prima di aver compiuto il nostro destino. Se decidiamo di fuggire da queste sensazioni sgradevoli, esse cresceranno e il nostro corpo somatizzerà le emozioni represse. Per vincere i nostri timori dobbiamo affrontarli direttamente. Come recita la prima strofa del nostro Canto Rosacrociano: “Amor che togli la paura”.

«Tutto ciò che non trattiamo con amore si tramuterà in paura; perciò, è necessario applicare l’alchimia spirituale per trasmutare tutti i nostri difetti in virtù.»

La paura individuale rende l’uomo schiavo, mentre nella versione collettiva imprigiona interi popoli. Solo quando viene sconfitta l’umanità può avanzare nell’elevazione della coscienza. Non dobbiamo temere la paura: i nostri ideali, la fiducia nelle leggi divine e nei nostri insegnamenti ci consentiranno di debellare ogni ansia.

La via della liberazione interiore

Dobbiamo inoltre conferire il giusto valore alle cose, liberandoci dall’attaccamento possessivo verso i beni materiali e le certezze terrene, che genera inevitabilmente la paura della perdita e la paura suprema della morte. Strumenti mistici come la meditazione ci offrono il distacco interiore necessario.

Vorrei infine confessarvi che anch’io ho provato paura di recente: nell’ottobre scorso, quando frater Christian Bernard ci ha comunicato l’intenzione di lasciare la guida dell’AMORC. È la naturale resistenza dell’ego di fronte ai grandi cambiamenti. Ma il mistico sa che tutto scorre secondo una Legge superiore. Uniamoci in un sincero ringraziamento al nostro Imperatore Emerito e rivolgiamo un caloroso abbraccio e il nostro pieno supporto a frater Claudio Mazzucco nell’assumere questa nuova e magnifica sfida.

«I nostri ideali di valori e la fiducia in noi stessi e nei nostri insegnamenti ci consentiranno di debellare i conflitti con le nostre ansie e le nostre paure.»

Vi auguro di riuscire a diventare persone libere dall’ipnosi del timore, ricordando che se un giorno dovessimo incontrare un mammut... sarà meglio provare paura e lasciare che questa ci aiuti a uscire vivi da tale situazione!