(Pubblicato sulla Rivista Rosa+Croce, Autunno 2020)

Rosa+Croce è una rivista semestrale pubblicata dalla Grande Loggia dell'Antico e Mistico Ordine della Rosa-Croce. Anche se gli articoli pubblicati non rappresentano il pensiero ufficiale dell'Ordine — ma impegnano solo i loro Autori — e non costituiscono in alcun caso parte integrante dell'insegnamento, offrono ugualmente una valida percezione della filosofia rosacrociana.


L’essere umano e la natura

Autore Leonardo Tunesi — Biologo, Dirigente di Ricerca, F.R.C.
«L’Uomo può essere perdonato per l’orgoglio che dimostra per essersi elevato fino alla vetta suprema della scala organica, pur non avendo fatto questo con i propri mezzi. Il fatto che vi si sia elevato, invece di esservi stato posto sin dall’origine, può dargli la speranza di un destino ancora più alto in avvenire.»
— Charles Darwin (1809–1892)

Premessa

Mai come oggi l’opinione pubblica sta prendendo coscienza che l’Umanità, con i suoi comportamenti e le sue scelte, è nelle condizioni di alterare in modo significativo le condizioni di vita sul nostro Pianeta. Gli effetti dei cambiamenti climatici provocati dalle attività umane sono sempre più evidenti, soprattutto nei paesi che si affacciano sul Mediterraneo (Arneth et al., 2019). Infatti, la regione mediterranea è considerata un sito emblematico, dove le modificazioni del clima si stanno manifestando con fenomeni estremi, prima sconosciuti alle nostre latitudini.

Questo aspetto costituisce un elemento importante per riflettere sul rapporto tra l’Essere Umano e la Natura, considerando il nostro Pianeta Terra quale parte dell’Universo a noi più vicina. Per affrontare questo argomento prenderemo in rassegna alcune conoscenze scientifiche sull’origine della Terra, sulla nascita e l’evoluzione della vita sul nostro pianeta, sull’Umanità e sul suo futuro. Questo percorso ci permetterà di rilevare che le attuali conoscenze scientifiche confermano i paradigmi della Tradizione Rosacrociana. Quest'ultima è inoltre la chiave per favorire un autentico cambiamento nel modo di porsi da parte dell’Umanità, e quindi di ognuno di noi, nei confronti della Natura.

Il Pianeta Terra, culla dell’Umanità

Le attuali conoscenze scientifiche ci dicono che l’Universo, così come lo conosciamo oggi, ha avuto inizio con un'espansione primordiale nota con il termine di Big Bang, verificatasi circa 15 miliardi di anni fa, alla quale si può ipotizzare sia stata associata un'emissione di luce intensissima. A seguito di questo evento miriadi di particelle hanno iniziato dapprima a espandersi a velocità elevatissima, per poi aggregarsi formando stelle e pianeti.

Si stima che la Terra sia nata circa 4,5 miliardi di anni fa. In origine il nostro pianeta era una sfera incandescente che, poco alla volta, iniziò a raffreddarsi. Si formò così la crosta terrestre primordiale, segnata da innumerevoli vulcani le cui continue emissioni favorirono la condensazione di nubi di vapore acqueo, scatenando piogge che diedero origine agli oceani.

Circa 200 milioni di anni fa le terre emerse costituivano un unico supercontinente, la Pangea, lambito da un solo grande oceano, la Panthalassa. Nel corso di milioni di anni la Pangea si è frammentata in placche o zolle tettoniche, la cui deriva lungo la superficie terrestre ha condotto all'assetto dei continenti odierni (Garzanti, 2007).

La Vita

In biologia, la vita è definita come la condizione propria della materia vivente che la distingue da quella inanimata. Questa definizione, apparentemente generica, riflette il fatto che l'essenza autentica della Vita è ancora oggi oggetto di profondo dibattito tra scienziati e filosofi (Mayr, 2010). Dal punto di vista della sostanza chimica elementare, infatti, la differenza tra inanimato e vivente può essere sottilissima: la materia è costituita da atomi combinati in molecole. Mentre i sistemi non viventi sono formati da composti chimici statici, i sistemi viventi sono costituiti da complessi aggregati macromolecolari capaci di coordinarsi, scambiare energia e riprodursi autonomamente.

Sulla Terra, tra 4,4 e 2,7 miliardi di anni fa, tali aggregati acquisirono la proprietà di autoreplicarsi. Al di sopra delle macromolecole proteiche e dei virus (entità ai confini tra vivente e non vivente), la materia si struttura in cellule. Dagli organismi unicellulari e dalle prime colonie specializzate sono derivati gli organismi pluricellulari, i quali si organizzano gerarchicamente in popolazioni, specie, comunità ed ecosistemi integrati (Savage, 1975).

La facoltà cardine della Vita è la capacità di conservare e trasmettere l'informazione genetica mediante gli acidi nucleici: il DNA (acido desossiribonucleico) e l'RNA (acido ribonucleico). Poiché tutti gli esseri viventi condividono questo codice e discendono dalle medesime forme primordiali, la Vita sul nostro pianeta costituisce un’entità unica, alla cui permanenza concorre ogni singola specie.

La Vita si articola su due coordinate inscindibili (Savage, 1975):

  • Uniformità: identità dei processi biochimici fondamentali condivisi da tutti i viventi (riproduzione, flusso di energia e respirazione cellulare);
  • Diversità: straordinaria molteplicità delle forme fenomeniche, attestata da oltre 2 milioni di specie viventi attuali e da molti milioni di specie estinte nel corso delle ere.

L’elaborazione del concetto di evoluzione esposto da Darwin (1859) dimostra che uniformità e diversità sono due facce della stessa realtà biologica. Questa varietà — la biodiversità, intesa come varietà della vita in tutte le sue forme, livelli e combinazioni (Kenchington et al., 2003) — rappresenta il frutto di miliardi di anni di cosmogenesi e richiede assoluta protezione morale e giuridica, sancita internazionalmente a partire dal Summit di Rio del 1992.

Gaia

Rivista Rosa+Croce n.46 - L'essere umano e la natura

Nel 1979 il chimico britannico James Lovelock formulò l’ipotesi scientifica secondo cui la Terra si comporta a tutti gli effetti come un super-organismo vivente autoregolato, proponendo di adottare il nome Gaia, l'antica divinità primordiale scaturita dopo il Caos nella Teogonia di Esiodo. Secondo la teoria di Lovelock (1991), oceani, atmosfera, crosta terrestre e biosfera cooperano attivamente per preservare le condizioni chimico-fisiche ottimali alla sussistenza della Vita.

Gaia riunisce armonicamente in un unico macro-sistema:

  • Gli organismi viventi che crescono e si moltiplicano sfruttando le risorse della biosfera;
  • Le popolazioni biologiche soggette alle leggi della selezione naturale;
  • Le specie capaci di retroagire e modificare attivamente l’ambiente chimico e fisico (come i primi procarioti fotosintetici che hanno arricchito l'atmosfera primordiale di ossigeno);
  • I fattori termici, geochimici e climatici che regolano e delimitano le fasce vitali.

L’antropizzazione aggressiva (deforestazioni, inquinamento industriale, urbanizzazione selvaggia) altera equilibri che hanno richiesto milioni di anni per stabilizzarsi. Di qui l'urgenza di abbracciare il principio dello sviluppo durevole o sostenibile definito a Rio de Janeiro nel 1992: un modello di sviluppo capace di soddisfare i bisogni attuali senza compromettere le possibilità delle generazioni e delle specie future (Cattaneo-Vietti e Tunesi, 2007).

«Tre poli indissociabili: non c’è sviluppo economico durevole senza protezione dell’ambiente, nessuna protezione dell’ambiente senza giustizia sociale, nessuna giustizia sociale senza armonia ecologica.»

Nel bacino mediterraneo, tale tutela operativa è sancita dalla Convenzione di Barcellona (ratificata dall'Italia nel 1979) e dal protocollo per la salvaguardia della biodiversità marina (Boudouresque et al., 2008), fondato sull'intimo rapporto tra custodia del creato e tradizioni spirituali mediterranee (Giaccone, 2001).

La specie umana: frutto dell’evoluzione biologica

Lo studio della filogenesi e dell’ontogenesi umana attesta inequivocabilmente che l'Homo sapiens sapiens è parte integrante dell'albero dell'evoluzione. Già alla fine dell'Ottocento Ernst Haeckel formulò la nota teoria secondo cui «l’ontogenesi ricapitola la filogenesi»: il confronto morfologico degli stadi embrionali dei vertebrati (pesci, anfibi, rettili, uccelli e mammiferi, compreso l'uomo) evidenzia affinità strutturali profonde che attestano una comune discendenza filogenetica (Figura 1).

Figura 1: Tavola comparativa dei principali stadi di sviluppo embrionale di vertebrati (pesce, anfibio, rettile, uccello, suino, ovino, cane e uomo) che evidenzia le affinità filogenetiche comuni (da E. Haeckel, 1874).

L’umanità non è un elemento isolato o estraneo, bensì l'esito di una traiettoria cosmica e biologica iniziata miliardi di anni fa, compartecipe assieme alle altre specie dell'avanzamento complessivo della Natura.

La Vita, veicolo per l’espressione di Coscienza, Ego e Amore

L’evoluzione biologica ha predisposto veicoli materiali sempre più complessi e raffinati per consentire la manifestazione di gradi di coscienza via via più elevati (Bucke, 1905). A questo cammino si è affiancata la comparsa dell’Ego (l’Io), inteso dalla psicologia come struttura psichica atta a relazionarsi con la realtà interiore ed esteriore (Freud, 1923).

Evoluzione della coscienza e l'Ego

Nel suo celebre saggio sulla Coscienza Cosmica (1905), Richard Maurice Bucke delinea una scala evolutiva in quattro gradi:

  1. Coscienza semplice: consapevolezza delle impressioni sensoriali e dell'ambiente circostante, priva di autocoscienza riflessiva (propria degli animali inferiori);
  2. Coscienza di sé: riconoscimento della propria individualità (che emerge in alcune specie di animali superiori);
  3. Coscienza di sé e delle proprie conoscenze: autocoscienza riflessiva propria dell'essere umano (Homo sapiens sapiens, colui che sa di sapere) e riscontrabile parzialmente in pochi mammiferi evoluti come cetacei e primati;
  4. Coscienza Cosmica: stato superiore caratterizzato dalla consapevolezza dell'ordine universale e dalla percezione viva e dinamica di essere Uno con la totalità della Natura.

Parallelamente allo sviluppo della coscienza si articola la maturazione dell’Amore, le cui sfumature furono identificate magistralmente dal pensiero greco classico:

  • Eros: attrazione, passione vitale e desiderio romantico;
  • Storge: affetto parentale, istinto di protezione e cura familiare;
  • Philia: amicizia leale, condivisione e stima reciproca;
  • Agape: amore spirituale incondizionato, devozione disinteressata e compassione;
  • Kenosis: amore supremo che culmina nella donazione totale e nell'estinzione dell'egoismo individuale all'interno della Realtà amata.
«La parabola dell'Ego: sorge per affermare l'autocoscienza individuale, ma è destinato a dissolversi nell'Amore universale della Coscienza Cosmica.»

Esiste una corrispondenza evidente: mentre i primi livelli di affettività sono condivisi anche dal regno animale, Agape e Kenosis richiedono un'alta maturazione spirituale. L'Ego emerge nel regno umano per assicurare l'individualità, ma nel vertice mistico della Coscienza Cosmica esso viene superato e dissolto nella certezza dell'Unità con il Tutto.

Questo schema convalida in pieno i cardini della Tradizione Rosacrociana sintetizzati nella sacra legge ternaria di Luce, Vita e Amore: la Luce primordiale del Big Bang suscita la Vita materiale, e la Vita genera le condizioni affinché sbocci il compimento supremo dell'Amore universale.

Figura 2: Sintesi dell’evoluzione tra stadi di Coscienza, forme d'Amore e dissoluzione dell'Ego nel contesto biologico e cosmico della Vita.

Come scriveva profeticamente Bucke nel 1905:

«L’universo è un’evoluzione vasta, grandiosa, terribile, multiforme ma uniforme. La sezione che riguarda noi umani in particolare è quella che si estende dall’essere bruto all’uomo, dall’uomo al semidio, e costituisce l’imponente dramma dell’umanità; il suo scenario è la superficie del pianeta, il suo tempo è un milione di anni.»

Questo stesso principio è ribadito dal manifesto rosacrociano Appellatio Fraternitatis Rosae Crucis (2016):

«Secondo gli antropologi, l’umanità moderna è apparsa circa duecentomila anni fa. In proporzione alla durata di una vita umana può sembrare antica; ma in termini di cicli di evoluzione essa è nella piena adolescenza, con tutte le sue contraddizioni: cerca la propria identità, dà prova di incoscienza, si sente immortale e sfida la ragione. Questa tappa, con le sue prove e i suoi errori, è un passaggio obbligato per maturare e realizzarsi sul piano materiale e spirituale. Ma per compiere questo passo, l'umanità deve diventare adulta.»

Considerazioni conclusive

Le conoscenze scientifiche contemporanee e la saggezza della Tradizione concordano: la Natura è il Santuario vivente nel quale l'evoluzione biologica predispone la dimora per la Coscienza. L’essere umano non è un dominatore esterno, ma un anello privilegiato di questo mirabile disegno. Il nostro status di creature coscienti costituisce al contempo un immenso privilegio e una grandissima responsabilità morale nei confronti delle generazioni future e delle altre specie viventi, nostre autentiche sorelle minori.

Perché l’Umanità possa finalmente diventare adulta, è indispensabile che ciascuno di noi eserciti con rettitudine il proprio libero arbitrio, adottando stili di vita improntati al rispetto, alla fraternità e alla tutela della Terra.

«L'uomo è composto da un corpo organico (la sostanza) e da un'anima (l'essenza), che è la realtà prima di ogni corpo organico capace di vita. Tuttavia l'uomo non è l'unico organismo ed ogni organismo ha un'anima. Ciò che differenzia l'uomo dagli altri organismi e lo avvicina ad un'essenza soprannaturale è la coscienza e questa, benché sia solo uno dei poteri dell'Anima, è l'unico potere dell'uomo che non abbia un organo corporeo: è l'unico immortale, l'unico divino.»
— Aristotele (384–322 a.C.)

Riferimenti bibliografici

  1. AMORC (2016). Manifesto. Nuove Nozze Chimiche di Christian Rosenkreutz 1616–2016. AMORC.
  2. Arneth A. et al. (2019). IPCC Special Report on Climate Change, Desertification, Land Degradation, Sustainable Land Management, Food Security, and Greenhouse Gas Fluxes in Terrestrial Ecosystems. Intergovernmental Panel on Climate Change (IPCC).
  3. Boudouresque C.F., Bernard G., Bonhomme P., Charbonnel E., Diviacco G., Meinesz A., Pergent G., Pergent-Martini C., Ruitton S., Tunesi L. (2008). Tutela e conservazione delle praterie di Posidonia oceanica. RAMOGE pub.: 202 pp.
  4. Bucke R.M. (1905). Cosmic Consciousness — A Study in the Evolution of the Human Mind. Innes & Sons, Philadelphia.
  5. Cattaneo-Vietti R. & Tunesi L. (2007). Le aree marine protette in Italia. Problemi e prospettive. Roma: Aracne Editrice srl, 252 pp.
  6. Darwin C. (1859). On the Origin of Species by Means of Natural Selection, or the Preservation of Favoured Races in the Struggle for Life. London: John Murray.
  7. Freud S. (1923). Das Ich und das Es (trad. it. 1986: L’io e l’es e altri scritti. Torino: Bollati Boringhieri).
  8. Garzanti E. (2007). Scienze Della Terra. Milano: Vallardi editore.
  9. Giaccone G. (2001). Il rapporto tra l’Uomo e la Natura nelle culture mediterranee di religione monoteista e lo sviluppo sostenibile. Quaderni Accad. Int. Sci. Tecn. Subacquee, 24: 14-40.
  10. Haeckel E. (1874). Anthropogenie, oder, Entwickelungsgeschichte des Menschen (trad. it. 1895: Antropogenia o storia dell’evoluzione umana. Torino: Unione Tipografico-Editrice).
  11. Kenchington R., Ward T., Hegerl E. (2003). The Benefit of Marine Protected Areas. Technical Paper.
  12. Lovelock J. (1991). Le nuove età di Gaia. Torino: Bollati Boringhieri.
  13. Mayr E. (2010). What is the meaning of “life”. In: Carol E. Cleland (ed.), The Nature of Life, Cambridge University Press.
  14. Savage J.M. (1975). L’evoluzione. Bologna: Zanichelli editore.