(Pubblicato sulla Rivista Rosa+Croce, Autunno 2022)
Rosa+Croce è una rivista semestrale pubblicata dalla Grande Loggia dell'Antico e Mistico Ordine della Rosa-Croce. Anche se gli articoli pubblicati non rappresentano il pensiero ufficiale dell'Ordine — ma impegnano solo i loro Autori — e non costituiscono in alcun caso parte integrante dell'insegnamento, offrono ugualmente una valida percezione della filosofia rosacrociana.
Musica, cura e musicoterapia
Pubblichiamo questo articolo per l’importanza che l’argomento rappresenta per coloro che si interessano a un cammino spirituale come il nostro. Si tratta di una testimonianza che riguarda un’esperienza personale di grande profondità. La musica tocca dimensioni sottili degli esseri e per questo crediamo che la lettura che seguirà sarà di grande ispirazione.
«Gli studi indicano che Platone utilizzava la musica nelle sue pratiche terapeutiche nella cura della salute mentale.»
La musica non ha bisogno di definizioni: fin da piccoli tutti noi la sentiamo e impariamo cos’è. Abbiamo ricordi affettivi collegati ad essa e siamo in grado di cantare prima ancora di pronunciare la prima parola. Conserviamo una sorta di “biblioteca intima” con quei brani che hanno accompagnato momenti piacevoli o anche momenti di dolore e fragilità.
La cura attraverso la musica è una pratica molto antica, sia sotto forma di accoglienza, sia attraverso la musicoterapia. Questa, a sua volta, è una scienza che utilizza la musica e i fenomeni acustici come suoi strumenti principali, con l’obiettivo di promuovere, prevenire o riabilitare le funzioni motorie, cognitive e affettive delle persone.

Gli elementi sonori e l’espressione musicale, verbale e corporea manifestata da questo processo diventano i punti di partenza per l’azione della musicoterapia [1]. Tale pratica è così radicata nell’umanità che gli studi indicano che Platone utilizzava la musica nelle sue pratiche terapeutiche nella cura della salute mentale, e Aristotele ne ha evidenziato i benefici nella cura della tristezza, della malinconia e nella promozione della catarsi [2].
«Il bello della musica è che quando ti colpisce, non provi dolore.»
— Bob Marley (1945-1981)
Con l’evoluzione e il perfezionamento della musicoterapia si è verificata la sua efficacia clinica in numerosi ambiti:
- Prevenzione e cura di numerose patologie psicofisiche;
- Riduzione del dolore, miglioramento delle sensazioni di controllo e benessere nei pazienti cardiopatici [3];
- Riduzione del dolore e miglioramento della qualità del sonno nei pazienti con malattia renale cronica sottoposti a trattamento emodialitico [4];
- Miglioramento della qualità della vita dei pazienti ipertesi [5];
- Miglioramento della cognizione e della memoria, riduzione dei sintomi di depressione e ansia, e incremento dell’integrazione sociale nei pazienti con diagnosi di Alzheimer [6].
La musica è cibo per l’anima dell’ascoltatore e anche dell’esecutore. Ho una laurea in flauto traverso conseguita presso l’Università Statale Paulista (in Brasile) e dal 2008 insegno musica presso un centro sociale per bambini e adolescenti in situazioni vulnerabili. Qualche tempo fa ho avuto l’opportunità di vedere la musica e la musicoterapia con un altro sguardo: quello del mio cuore.
In quanto persona ipovedente, posso dire che i miei altri sensi occupano lo spazio della mia vista, in particolare l’udito. Ho un tipo di percezione chiamato “orecchio assoluto”, cioè posso riconoscere istantaneamente suoni e note musicali. Ad esempio, se entro in una casa con un frigorifero dal ronzio costante, saprò con precisione a quale nota musicale corrisponda. Può essere una dote curiosa, ma a volte anche stancante.
Nel 2017 mia madre ha subito diversi aneurismi cerebrali: è stata ricoverata a lungo e ha affrontato gravi complicazioni post-operatorie, fino a cadere in uno stato vegetativo in cui non poteva più alimentarsi, muoversi o parlare. Un giorno andai a trovarla con il mio flauto e decisi di suonare per lei. Fu allora che compresi la potenza reale del suono. La prima volta che suonai per lei ebbe una reazione involontaria; la seconda volta l'intero lato sinistro del suo corpo tremò e cominciò a piangere, pur trovandosi in coma profondo.
Mentre la osservavo commossa, alcuni medici e pazienti dei reparti vicini si avvicinarono alla stanza: avevano udito quella melodia da lontano, descrivendola come una vera e propria carezza per l'anima. All’improvviso l'intero piano cadde in un silenzio reverenziale, rotto solo dalla musica. Mio padre mi raccontò che, mentre mi attendeva all’ingresso al piano terra, poteva udire chiaramente il flauto provenire dal quinto piano. Diversi pazienti, anche con gravi difficoltà motorie, si erano trascinati fin davanti alla porta. Da quel momento iniziai a visitare regolarmente i degenti nelle loro stanze portando con me il mio strumento.
In quel periodo venni a conoscenza di un'iniziativa di umanizzazione ospedaliera attraverso la musica, il Gruppo Saracura [7], che selezionava musicisti per operare nelle corsie. Il nome del gruppo trae origine da due ragioni affascinanti: la Saracura è un uccello della famiglia dei Rallidi tipico del Sudamerica, noto per muoversi sempre in coppia (esattamente come i musicisti del progetto negli ospedali); inoltre, il nome racchiude un perfetto gioco di parole, unendo i termini portoghesi sara (guarisce) e cura (cura).
Fui selezionata per entrare nell'équipe, sperimentando quotidianamente il beneficio trasformativo della musica negli ambienti sanitari. Nel frattempo mia madre fu ricoverata di nuovo per ulteriori complicazioni, e io e il mio flauto l'abbiamo seguita. Un giorno incontrai il mio primo paziente: un bambino con la sindrome di Down.
L’aver vissuto esperienze così intense, in cui la musica ha saputo recare sollievo a me e a tante persone sofferenti, ha acceso in me la consapevolezza dell’immensità del suo potenziale. Questo mi ha incoraggiata a condividere l'arte sonora attraverso la terapia, anziché custodirla per mero diletto personale o limitarla all'ambito didattico.
Oggi il mio desiderio più grande è ampliare costantemente queste competenze per dedicarmi soprattutto alle persone con disabilità, condividendo la mia stessa condizione. Nonostante gli ostacoli fisici ed economici ho avuto il dono prezioso dello studio, e sento il dovere morale di restituire questa opportunità a chi si trova in condizioni di fragilità. La musica è universale e democratica. Io sono soltanto un umile strumento al servizio della salute e del benessere, e farò tutto ciò che è nelle mie possibilità affinché sia la musica — e non la mia persona — a toccare l'anima di quante più creature possibili.
Riferimenti bibliografici
- Ferrini, Lucila de Paz. Aplicação da musicoterapia durante a hemodiálise, 2021.
- Leinig, C. Tratado de Musicoterapia. São Paulo: Sobral, 1977.
- Ferreira Campos, Louise; Nakasu, Maria Vilela. Revista Sonora, 2016, vol. 6, n. 11.
- Ferrini, Lucila de Paz. Op. cit., 2021.
- Zanini et al. O efeito da musicoterapia na qualidade de vida e na pressão arterial do paciente hipertenso, 2010.
- Ferreira, Maria Fonseca Soares et al. Musicoterapia em pacientes com doença de Alzheimer – uma revisão sistemática. Revista Brasileira de Musicoterapia, Anno XXII, n. 28, 2020, pp. 31-52.
- Oliveira Souza, Luanda. A música no ambiente hospitalar: uma experiência de humanização, 2019.
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