(Pubblicato sulla Rivista Rosa+Croce, Primavera 2024)

Rosa+Croce è una rivista semestrale pubblicata dalla Grande Loggia dell'Antico e Mistico Ordine della Rosa-Croce. Anche se gli articoli pubblicati non rappresentano il pensiero ufficiale dell'Ordine — ma impegnano solo i loro Autori — e non costituiscono in alcun caso parte integrante dell'insegnamento, offrono ugualmente una valida percezione della filosofia rosacrociana.


La pietra della felicità

Rubrica Principi mistici per bambini1
Rivista Rosa+Croce n.52 - La pietra della felicità

C’era una volta un giovane che, durante un suo viaggio a cavallo, avvistò per terra una pietra che aveva un bagliore diverso da tutte le altre che aveva già visto. Sorpreso, decise di portarla a casa. Era della dimensione di un limone e apparteneva a una fata, che l’aveva persa da quelle parti durante una passeggiata mattutina: era la Pietra della Felicità, che possedeva il potere di trasformare i desideri in realtà.

La fata, quando si rese conto di aver perso la pietra, consultò la sua sfera di cristallo e vide ciò che era successo. Ma decise di non andare a riprenderla perché si era accorta che il giovane proveniva da una famiglia povera, e scelse di aiutarlo. Gli apparve in sogno e gli disse che la pietra aveva il potere di soddisfare tre desideri: un bene materiale, una gioia e un atto di solidarietà. Spiegò anche che questi tre desideri potevano essere utilizzati solo a beneficio di altre persone. Per raggiungere il suo scopo era sufficiente che pensasse al suo desiderio e stringesse la pietra tra le mani.

Il ragazzo si svegliò deluso. Non gli piacque sapere che i poteri della pietra sarebbero potuti essere usati soltanto a vantaggio degli altri. Avrebbe voluto che fossero per lui; dopotutto, aveva molti problemi nella vita: era povero e doveva lavorare nei poderi del Duca per ottenere pochi soldi con cui comprare del cibo per sé e per la sua famiglia. Allora decise di fare un primo tentativo: provò a chiedere qualcosa per se stesso, stringendo la pietra tra le mani. Non ebbe successo, per cui decise di metterla via, senza più interessarsi al suo uso.

Gli anni passarono e lui divenne vecchio. Un giorno, ricordando il suo passato, si rese conto di aver avuto una vita infelice, costellata da ostacoli, amarezze e momenti difficili. Aveva avuto pochi amici e riconobbe di essere stato molto egoista: non aveva mai desiderato il bene degli altri, anzi, avrebbe voluto che tutti soffrissero quanto lui.

Rivide la pietra che aveva custodito per quasi tutta la vita. Si ricordò del sogno e dei prodigiosi poteri che racchiudeva. Decise allora di usarla — benché fosse a beneficio altrui — anche solo per vedere se funzionasse davvero. Così realizzò il desiderio di una ragazza, che aveva bisogno di vestiti nuovi per presentarsi a palazzo e ottenere un lavoro come cameriera della Duchessa; poi donò un’immensa gioia a una madre, rivelandole dove si trovasse la figlia scomparsa da anni e, infine, davanti a un malato, provò pietà per le sue ferite, donandogli la guarigione.

Nel compiere il terzo beneficio, accadde l’inaspettato: la pietra si trasformò in una nuvola di fumo e dal suo interno la fata, che gli era apparsa in sogno tanto tempo prima, apparve dicendo: “Hai usato la Pietra della Felicità! Quello che vuoi per te, lo farò. Per meritarti l’esaudimento del tuo desiderio, prima dovevi fare del bene agli altri... Perché ci hai messo tanto tempo per usarla?”.

L’uomo si rattristò nel comprendere la verità. Aveva avuto tra le mani, fin dalla giovinezza, l’opportunità di costruirsi una vita piena di gioia, ma chiuso nella sua aridità non aveva mai compreso che facendo il bene agli altri avrebbe attirato il bene anche su di sé. Rimpiangendo il passato di dolore e il disprezzo nutrito per il prossimo, chiese commosso e pentito: “Dammi solo la felicità di dimenticare il mio passato egoista”.

1 AMORC — Giurisdizione di Lingua Portoghese.