(Pubblicato sulla Rivista Rosa+Croce, Primavera 2021)
Rosa+Croce è una rivista semestrale pubblicata dalla Grande Loggia dell'Antico e Mistico Ordine della Rosa-Croce. Anche se gli articoli pubblicati non rappresentano il pensiero ufficiale dell'Ordine — ma impegnano solo i loro Autori — e non costituiscono in alcun caso parte integrante dell'insegnamento, offrono ugualmente una valida percezione della filosofia rosacrociana.
Gli Dèi Orfici
«Tutto viene fuori dall’Uno e si risolve nell’Uno.»
— Museo, allievo di Orfeo 1
Il tema dei Misteri Orfici ha consumato la maggior parte delle mie ricerche negli ultimi anni, e ho già scritto diversi articoli sull’argomento. Per questo particolare articolo ho deciso di non fare una panoramica generale delle credenze e delle pratiche orfiche, e intendo invece concentrarmi su due intriganti divinità che vengono citate nei miti orfici, ovvero Phanes e Zagreo. Queste due figure sono uniche nel senso che non sono tipicamente menzionate nella mitologia popolare greca 2.
Ho scelto queste due divinità anche perché entrambe appartengono alla linea di successione che culmina con Dioniso. Alcuni studiosi le interpretano come generazioni precedenti nell’albero genealogico dionisiaco, mentre altri, più familiari con il pensiero metafisico, le vedono come incarnazioni diverse della stessa divinità. In questo studio presenterò prima di tutto un quadro di base della teogonia orfica relativa a Phanes, analizzandone attributi e funzioni attraverso le testimonianze degli autori classici; sposteremo poi l’attenzione sul mito e sui simboli di Zagreo; infine, proporrò un'interpretazione filosofica e universale sul mistero dell'Uno e dei Molti.
Phanes
Phanes che emerge dall'Uovo Cosmico (bassorilievo ellenistico-romano). Il mito di Phanes 3: All’inizio tutto era buio e non esisteva nulla se non due serpenti alati 4. Si accoppiarono e produssero un uovo brillante 5. Un serpente si avvolse attorno all’uovo e lo strinse fino a quando si aprì. Emergeva dall’interno la divinità ermafrodita alata Phanes: dal suo corpo si irradiava una luce così brillante che nessuno poteva guardarlo direttamente. Aveva quattro occhi, corna dorate e le teste di un toro, un ariete, un leone e un serpente. Dalla metà superiore del guscio creò il cielo e dalla parte inferiore la terra. Generò da sé stesso la dea Nyx (la Notte), e unendosi successivamente con lei diede origine a Gaia (la Terra) e Urano (il Cielo). Phanes iniziò allora a ordinare il mondo fisico assegnando una sede al sole, alla luna e alle stelle.
Si ritiene che il mito risalga almeno alla fine del periodo arcaico. Aristofane vi fa allusione nella commedia Gli uccelli 6 (414 a.C.): sebbene nell'opera teatrale il mito sia parodiato, la figura di Phanes rimane inconfondibile per le scintillanti ali dorate e la nascita dall'uovo 7.
Il nome Phanes deriva dal greco phainein (“portare la luce”) e phainesthai (“far risplendere”): per gli orfici indicava “il portatore di luce” o “colui che risplende” 8. Così lo descrivono i Rapsodi:
«E tutti gli altri si meravigliarono quando videro l’inattesa luce nell’Etere; così riccamente brillava il corpo dell’immortale Phanes.» 9
Phanes può essere descritto fisicamente come Luce e metafisicamente come Intelletto 10. I filosofi neoplatonici lo consideravano il Sole del mondo intelligibile 11: Proclo lo definisce il primo intelletto intelligibile che si dispiega nella luce 12, mentre Ermia lo chiama il confine dell'intelletto che illumina gli dèi con luce immateriale 13. Phanes porta la luce nelle tenebre e l’ordine nel caos 14; la sua comparsa è il primo atto manifestativo del Divino increato e senza forma.
La sua natura ermafrodita esprime il ruolo di principio creatore totale 15 che racchiude in sé il seme di tutte le potenze divine 16. Le molteplici teste e gli occhi senza membra corporee simboleggiano che il mondo materiale non si è ancora addensato 18. Secondo Ermia i suoi quattro occhi indicano l'unione della monade originaria con la triade cosmica 19, richiamando la dottrina pitagorica della Tetraktys e del quadrato della perfezione 20. Phanes è la risposta mitologica e antropomorfa al problema filosofico dell'Uno e dei Molti.
Zagreo
Il mito di Zagreo 21: Zeus aveva deciso di trasmettere la sovranità cosmica a suo figlio Zagreo, benché fosse ancora un fanciullo. Ciò accese la gelosia dei Titani, che ordirono una congiura: imbiancatisi il volto con il gesso, attirarono il piccolo offrendogli doni rituali — uno specchio, mele d'oro, una trottola, una palla, astragali, una pigna, un nartece e statuette 22. Isolato il fanciullo, i Titani lo assalirono e lo smembrarono in sette parti; le membra furono prima bollite, poi arrostite 23 e infine divorate.
Atena sopraggiunse in tempo per salvare l'unico elemento incorrotto: il cuore, che ancora palpitava. Portato il cuore a Zeus, il Padre degli dèi fulminò i Titani riducendoli in cenere. Con il cuore sacro Zeus rigenerò Zagreo in una nuova nascita divina; dalla fuliggine titanica intrisa dei resti di Zagreo, Zeus plasmò la stirpe umana, gli animali e gli uccelli.
Il nome Zagreo (“grande cacciatore”) deriva da za- (“molto”) e agreus (“cacciatore”), o dalla voce ionica zagre (la fossa per catturare le fiere) 24: paradossalmente, nel dramma sacro il cacciatore si tramuta in preda. Come Phanes, Zagreo è descritto con corna taurine 25, 26. La divisione in sette membra rimanda ai sette pianeti sacri, mentre il cuore incorrotto — sede dell'anima — rappresenta il centro intellettivo immutabile dell’Anima Mundi 27.
Zagreo incarna il ciclo cosmico: l'Uno primordiale che si frammenta nella molteplicità per poi ricomporsi a partire dal cuore spirituale. Come scrisse Jane Ellen Harrison, «Zagreo è il dio per eccellenza dei Misteri, e il suo significato può essere compreso solo alla luce dei riti orfici» 28.
Discussione
Nell’uovo primordiale Phanes rappresenta l'armonia degli opposti 29. La spaccatura dell'uovo separa il cielo (l'oro celeste) dalla terra (l'argento materiale) 30; Phanes è la luce che si unisce a Nyx (la notte), generando Gaia e Urano, archetipi di fenomeno e noumeno 31.
Nel mito di Zagreo assistiamo invece al dramma della sintesi: lo specchio offerto dai Titani simboleggia l'illusione del mondo fenomenico. Zagreo, catturato dal proprio riflesso 32, precipita nella materia; Olimpiodoro spiega che l'essenza di Zagreo si è diffusa nell'intera creazione proprio inseguendo la propria immagine nello specchio 33.
Titanic Underworld, opera di Victoria Wetsch-Franck, S.R.C. Come osservava G.R.S. Mead, questo mito descrive il pellegrinaggio dell’Anima 34 attraverso la differenziazione e il sacrificio 35: un motivo universale ripreso secoli dopo dalla simbologia alchemica della separatio e coniunctio. È solo attraverso l’apparente dissoluzione che l'essere riscopre l'unità originaria in un moto evolutivo di tesi, antitesi e sintesi.
Phanes conferisce la luce e l'intelletto archetipico; Zagreo infonde l'anima vitale con cui spiritualizzare la creazione 36. Durante il regno spirituale di Phanes il cosmo viene concepito; con Zeus si manifesta nella materia fisica; con Zagreo la creazione è chiamata a conciliare spirito e forma. Poiché Zagreo viene smembrato, il compito di operare questa reintegrazione viene affidato ai suoi eredi terreni: gli esseri umani.
«Le anime degli uomini, vedendo le loro immagini nello specchio di Dioniso, per così dire, sono entrate in quel regno in un balzo verso il basso dal Supremo: eppure anche loro non sono tagliate fuori dalla loro origine, dall’Intelletto divino; non è che abbiano trascinato con loro il Principio Intellettuale nella loro caduta; è che, pur essendo discese anche sulla terra, la loro parte più alta regna per sempre al di sopra dei cieli.»
— Plotino (Enneadi, IV, 3, 12) 37
Riferimenti bibliografici e note
- Citato in Diogene Laerzio, Vite dei filosofi, proemio, 3.
- La presenza dei nomi “Phanes” o “Zagreo” funge storicamente da marcatore distintivo per classificare un testo come specificamente orfico.
- Dettagli tratti prevalentemente dai frammenti delle Rapsodie Orfiche.
- Apollonio Rodio, Argonautiche, 12 ss.
- Il tema dell’Uovo Cosmico è universale: dallo yin/yang cinese all'uovo deposto dall'uccello primordiale Benu nell'antico Egitto; analogie emergono anche nella Genesi e, in chiave moderna, nel modello cosmologico del Big Bang.
- Aristofane, Gli uccelli, vv. 690 ss. (Orphicorum Fragmenta, fr. 1).
- Il mito orfico conobbe numerose varianti trasmesse oralmente nei circoli misterici.
- Walter Wili, The Orphic Mysteries and the Greek Spirit, in The Mysteries: Papers from the Eranos Yearbooks, Princeton University Press, 1971, p. 71.
- Citato in W.K.C. Guthrie, Orpheus and Greek Religion: A Study of the Orphic Movement, Princeton University Press, 1952, p. 95.
- Isaac Preston Cory, Metaphysical Inquiry into the Method, Objects, and Result of Ancient and Modern Philosophy, Londra: William Pickering, 1833, p. 30.
- William Smith, William Wayte, G.E. Marindin (eds.), A Dictionary of Greek and Roman Antiquities, Londra: John Murray, 1891, p. 301.
- Thomas Taylor (trad.), The Commentaries of Proclus on the Timaeus of Plato, Vol. 1, Londra, 1820, p. 361.
- Citato in Thomas Taylor, The Mystical Hymns of Orpheus, Londra: Bertram Dobell, 1896, pp. 14-15.
- Michael Jordan, Encyclopedia of Gods, New York: Facts on File, 1993, p. 204.
- Tale tratto androgino si riflette negli epiteti esoterici di Dioniso: Androgynos, Arsenothelys, Gynnis e Pseudanor.
- Damasco, citato in Andrew Lang, Myth, Ritual, and Religion, New York: Longmans, Green, and Co., 1899, p. 299.
- Cfr. M.L. West, Graeco-Oriental Orphism in the 3rd cent. BC, Parigi, 1976; M.J. Edwards, Gnostic Eros and Orphic Themes, ZPE 88, 1991, pp. 25-40.
- Manly P. Hall, Lectures on Ancient Philosophy, Los Angeles: Hall, 1929, p. 203.
- Citato in George Stanley Faber, The Origin of Pagan Idolatry, Vol. 1, Londra: Rivingtons, 1816, p. 262.
- David Livingstone, The Dying God: The Hidden History of Western Civilization, Lincoln: iUniverse, 2002, p. 135.
- Dettagli desunti dalle Rapsodie orfiche.
- Proclo, Commento alle Opere e i giorni di Esiodo, 52.
- La bollitura seguita dall'arrostimento sovverte l'ordine sacrificale greco canonico, sottolineando la trasgressione empia dei Titani.
- Károly Kerényi, Dionysos: Archetypal Image of Indestructible Life, Princeton University Press, 1976, p. 82.
- Nonno di Panopoli, Dionisiache, 6.155 ss. Cfr. James George Frazer, Il ramo d'oro, cap. sui culti dionisiaci.
- Nelle Rapsodie anche Persefone, madre di Zagreo, presenta corna, due volti e quattro occhi.
- Plotino, sintetizzato in Luc Brisson, How Philosophers Saved Myths, University of Chicago Press, 2004, p. 77.
- Jane Ellen Harrison, Prolegomena to the Study of Greek Religion, Cambridge University Press, 1903, p. 481.
- Christopher Bamford et al., Homage to Pythagoras: Rediscovering Sacred Science, New York: Steiner Books, 1994, p. 22.
- Manly P. Hall, Lezioni di filosofia antica, cit., p. 203.
- Ibid., p. 204.
- Analogamente al mito di Narciso, sedotto dalla propria effigie riflessa nella fonte.
- Olimpiodoro, Commento al Fedone, citato in Cornelio Agrippa, La filosofia occulta, 1993, p. 428.
- G.R.S. Mead, The Orphic Pantheon, Edmonds: The Alexandrian Press, 1984, p. 22.
- Marcel Detienne, La scrittura di Orfeo, Baltimora: Johns Hopkins University Press, 2002, p. 157.
- Edwin O. James, Creation and Cosmology, Leiden: Brill, 1969, p. 75.
- Plotino, Enneadi, IV, 3, 12.
Scarica il PDF