(Pubblicato sulla Rivista Rosa+Croce, Primavera 2024)
Rosa+Croce è una rivista semestrale pubblicata dalla Grande Loggia dell'Antico e Mistico Ordine della Rosa-Croce. Anche se gli articoli pubblicati non rappresentano il pensiero ufficiale dell'Ordine — ma impegnano solo i loro Autori — e non costituiscono in alcun caso parte integrante dell'insegnamento, offrono ugualmente una valida percezione della filosofia rosacrociana.
Amici spirituali
Messaggio letto al Convegno Mondiale Montreal 2023
Uno dei miei hobby preferiti è leggere libri o riviste stampate e, quando visito librerie e biblioteche, cercare tra i diversi titoli e autori. In una di queste ricerche, una volta ho letto un autore che scriveva: “A volte chiediamo a Dio un miracolo e lui ci manda un amico”.
Il tema degli amici non è affatto nuovo: i filosofi greci ne parlavano già più di 2.400 anni fa. Lo stesso Aristotele dichiarava che “senza amici nessuno vorrebbe vivere”, aggiungendo che l’amicizia aiuta i più giovani a non commettere errori e allevia la vulnerabilità dei più anziani.
Se andiamo un po’ più indietro nella storia dell’umanità, alle nostre radici, al faraone Akhenaton, scopriamo che a quei tempi non esisteva un termine specifico per indicare un amico: si usava invece il termine “fratello”. Le raffigurazioni di Akhenaton con la sua famiglia ne sono un buon esempio. Il faraone abbraccia una delle sue figlie e “le dà il respiro, condivide con lei la sua aria”, dichiarando così che lei è molto importante per lui; oggi, un modo per dimostrare questo rapporto è l’amicizia, che per alcune culture antiche si identificava con la fratellanza, senza essere necessariamente consanguinea.
Nella fratellanza ci si riunisce, ci si abbraccia, ci si stringe la mano. Vediamo immagini molto antiche in cui coloro che condividono la fratellanza si siedono alla stessa tavola per condividere il cibo e le storie, cosa che abbiamo visto in altre culture molto antiche.
«Entra lentamente in un’amicizia, ma una volta dentro continua in modo fermo e costante.»
— Socrate
L’amicizia, poi chiamata fraternità da un punto di vista filosofico, è un valore universale e trasversale, che implica che tutti gli esseri umani si considerino fratelli e sorelle. In questo modo il valore della fraternità ci porta a essere solidali, rispettosi ed empatici con gli altri. Possiamo notare che, già nel XVIII secolo, la fraternità era legata agli ideali promossi dalla Rivoluzione francese del 1789, ossia la ricerca di libertà, uguaglianza e fraternità.
Mi permetto di citare Raymond Andrea, ex Gran Maestro della Giurisdizione di Lingua Inglese, nel suo libro La tecnica del Maestro. Lì dice: «In effetti, più avanziamo nel nostro lavoro occulto, più diventa naturale misurare secondo l’aspetto interiore coloro con cui entriamo in contatto. Sviluppiamo una scala di valori completamente nuova e ci ritiriamo dal giudizio della mente oggettiva, iniziando ad avvalerci della conoscenza intuitiva del daimon divino, la cui voce diventa più chiara e insistente in proporzione alla nostra capacità di ascolto e alla nostra propensione a fare affidamento su di essa. In questo modo impariamo a individuare i nostri fratelli e sorelle lungo il cammino».
Ci sono diversi compagni di cammino. Quelli con cui abbiamo condiviso una storia comune per molti anni. Quelli che ci accompagnano nella ricerca del benessere. Abbiamo anche amici che pretendono di essere presenti nei momenti di divertimento e di gioia. O quelli che ci accompagnano nella ricerca dell’eccellenza e del benessere professionale o economico. Tuttavia, non meno importanti sono coloro che ci accompagnano nel cammino spirituale, che preferisco chiamare “amici spirituali”: mi riferisco qui ai miei fratres e sorores.
Il 1972 è stato un anno fondamentale nella mia vita. Il primo febbraio di quell’anno varcai i portali dell’Ordine e ho ancora nel mio Sanctum un certificato ricevuto da San Jose, in California, che lo testimonia. Alla fine dell’anno precedente, all’età di 18 anni, avevo conseguito la laurea triennale in economia e mi ero trasferito nella capitale del mio Paese per continuare gli studi superiori in contabilità, e allora mi capitò qualcosa di interessante. Per la prima volta mi ero allontanato dai miei amici d’infanzia, dai miei compagni di scuola, mi stavo lasciando alle spalle un’intera vita di avventure e ricordi: anche se si trattava di una storia lunga solo 18 anni, già mi mancava. Oggi ho ancora alcuni di questi amici che chiamo i miei amici della “storia comune”, i miei amici di vita.
«L’amicizia percorre danzando la terra, recando a noi tutti l’appello di aprire gli occhi sulla felicità.»
— Epicuro
Nello stesso periodo in cui mi sono lasciato alle spalle molti di questi amici della storia comune, grazie alla mia affiliazione alla Rosacroce ho incontrato un gruppo di persone che ho chiamato “i miei amici spirituali”. Ho imparato presto che il cammino interiore richiede compagni spirituali. Abbiamo sempre bisogno di alleati: anche se nessuno può cambiare direttamente un altro, può fare molto per sostenerlo. Per esempio, quando si perde slancio nel partecipare alle attività, ci si può ancora unire per sentirsi incoraggiati o per non deludere il gruppo. L’appartenenza a una comunità di ricercatori che condividono gli stessi ideali è di grande aiuto nei momenti difficili.
Questo nuovo gruppo che avevo incontrato era totalmente diverso da quelli conosciuti in passato: era un gruppo di cercatori di eccellenza e di saggezza attraverso la conoscenza, e questo mi riempiva di entusiasmo. È un gruppo esigente, perché richiede la stessa attenzione al modo in cui ci si comporta con l’altro e al modo in cui l’altro si comporta con noi. È stato proprio con questo gruppo che ho scoperto il vero concetto di umiltà.
Di tutte le emozioni negative che possiamo riscontrare in un’altra persona, quella che dà più fastidio è l’arroganza, che è l’opposto dell’umiltà. Tendiamo ad arrabbiarci di più con una persona arrogante che con una persona impulsiva. Per questo motivo, nella nostra tradizione l’umiltà è definita come uno stato nobile e spirituale, uno stato di equanimità che riconosce l’uguaglianza in tutte le relazioni. Nell’umiltà, a tutti viene dato lo stesso valore e la stessa dignità quando ci relazioniamo con il prossimo.
Il comportamento umano in relazione all’umiltà mostra chiaramente il livello di coscienza dell’individuo — e il mio all'epoca non era affatto elevato; perciò, mi sento profondamente debitore verso i miei fratres e sorores sul Sentiero. Questo gruppo ha richiesto un investimento costante di tempo e spazio, impegno non facile per me a 19 anni, alle prese con una professione agli inizi, una nuova città e gli studi universitari. Tuttavia, durante i sette anni trascorsi con questo primo gruppo, non ho mai smesso di alimentarlo. Ed è stato attraverso di loro che ho conosciuto un secondo gruppo di amici spirituali nella mia vita.
«Cerca la compagnia di persone che ti fanno sentire bene, la cui presenza fa emergere la parte migliore di te.»
— Epitteto
Siamo nel 1979, anno che segna un altro evento fondamentale. In quell’anno conclusi la mia attività di investigatore di crimini finanziari bancari, incarico al quale avevo dedicato i sette anni precedenti, salutando colleghi con cui avevo stabilito un profondo legame affettivo. Pochi mesi prima, nel dicembre 1978, mi ero sposato con Lala, e da allora sono passati 45 anni… Grazie, Lala!
Assunsi un nuovo incarico come vicedirettore finanziario della compagnia telefonica nazionale. Ogni volta che entravo nel mio ufficio sentivo un vuoto nel cuore: il vuoto degli amici storici e l’assenza dei colleghi abituali. Era una posizione prestigiosa ma solitaria, e la situazione politica del mio Paese si stava deteriorando, rendendo inevitabile una svolta. Appena quattro giorni dopo il nostro primo anniversario di nozze, io e mia moglie decidemmo di emigrare all’estero alla ricerca di nuove opportunità.
Senza indugiare, ci trasferimmo in una terra lontana, con una lingua e una cultura sconosciute. Ricordo le prime cene di Natale in famiglia, con le lacrime agli occhi a ogni boccone mentre sentivamo la mancanza del cibo tipico e delle tradizioni della nostra terra. Ci mancavano gli affetti di sempre.
«È nel carattere di pochi uomini onorare senza invidia un amico che ha avuto successo.»
— Eschilo
In questo nuovo contesto incontrai il mio terzo gruppo: gli “amici di famiglia” o affettivi. Il primo a cui va il mio pensiero è mio suocero: tra noi fu affetto immediato. Mi insegnò ad amare il football americano, trascorrendo intere domeniche a seguire le partite, e mi iniziò ai segreti della cucina italiana, di cui era maestro. Si era laureato all’accademia militare in Italia come tenente colonnello delle forze armate. E come non ricordare mia suocera, che era stata la mia insegnante di scuola elementare e visse con noi quasi fino alla sua transizione, prendendosi costantemente cura di me.
Nacque poi il gruppo degli “amici del divertimento”, che riuniva persone provenienti da tutti i cerchi precedenti con lo scopo di condividere momenti di gioia sana e autentica. Non è banale trovare amici capaci di svagarsi nel pieno rispetto dei valori etici e morali comuni: viaggi, crociere, cene, spettacoli teatrali e grigliate domenicali hanno scandito oltre quarant'anni ininterrotti di serenità condivisa.
Ma il filo conduttore resta quello degli “amici spirituali”. Alla fine del 1979 visitai l’Organismo Affiliato della mia nuova città. Sapevo bene che in una comunità tradizionale non contano la nazionalità, l'etnia, il genere o le opinioni politiche, ma solo la sincera aspirazione alla Luce. Tuttavia, la mia prima visita fu sconcertante: trovai un gruppo intento a raccogliere firme per destituire il Maestro in carica (la situazione locale a quel tempo era piuttosto tesa). Al mio rifiuto di aderire alla protesta venni respinto con freddezza.
Quella sera meditai a lungo nel mio Sanctum e decisi di allontanarmi dalle attività di gruppo per un periodo di vent'anni. Trascorsi due decenni, ritornai in quell’Organismo, ormai trasferitosi altrove. Con incredibile sorpresa, trovai dei membri che stavano nuovamente raccogliendo firme per revocare il Maestro! Ma questa volta accadde qualcosa di meraviglioso: non provai alcun turbamento. Ero io a essere mutato interiormente, avendo maturato una consapevolezza e una serenità impensabili vent'anni prima.
«Nessuno è nato schiavo, né signore, né per vivere in miseria, ma tutti siamo nati per essere fratelli.»
— Nelson Mandela
La ricerca e l'esperienza dimostrano chiaramente che le persone più realizzate e serene sono quelle che coltivano legami sinceri con la famiglia, con gli amici di una vita e con la propria comunità spirituale. Tutti cerchiamo la felicità, e questa ricerca implica affinare il nostro pensiero, comprendendo anche le necessità interiori di chi ci circonda.
Le regole delle relazioni umane e spirituali sono radicalmente diverse dalle logiche del mercato economico. Nel mondo del lavoro ogni prestazione esige un corrispettivo monetario prestabilito. Nelle relazioni autentiche e nel cammino mistico, invece, il valore risiede nella gratuità, nella riconoscenza, nell'apprendimento condiviso e nel sostegno reciproco: doni incomparabilmente più fecondi di qualsiasi compenso materiale. Quando si applicano parametri mercantili alla dimensione degli affetti o dello spirito, si snatura l'essenza stessa del legame.
Per questo motivo non possiamo procedere come isolati autodidatti sul sentiero della Rosa-Croce: la via iniziatica richiede condizioni precise, insegnamenti graduali, la guida di maestri esperti e, non da ultimo, la presenza fraterna di compagni di viaggio.
Fratres e sorores, vi ringrazio di cuore per essere i miei amici spirituali.
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