(Pubblicato sulla Rivista Rosa+Croce, Primavera 2025)

Rosa+Croce è una rivista semestrale pubblicata dalla Grande Loggia dell'Antico e Mistico Ordine della Rosa-Croce. Anche se gli articoli pubblicati non rappresentano il pensiero ufficiale dell'Ordine — ma impegnano solo i loro Autori — e non costituiscono in alcun caso parte integrante dell'insegnamento, offrono ugualmente una valida percezione della filosofia rosacrociana.


Sui luoghi

Autore Alessandro Breazzano — F.R.C., Già docente di Italiano, Latino e Storia
«Quando la mente dell’uomo apprezza alcuni luoghi e ne scopre il segreto, cioè i motivi del legame, approfondisce la conoscenza dell’universo e di sé. Per analogia, quel che scopre fuori di sé suggerisce una visione dell’interior homo.»

Dallo spazio fisico all’interior homo

Una delle esperienze più immediate che noi possiamo avere dall’infanzia in poi è quella dello spazio: avere cioè un corpo che si estende nelle tre dimensioni e un luogo in cui ciò avviene. Crescendo, qualcosa di noi si lega allo spazio e ai luoghi in cui ci troviamo a vivere, dalla casa dell’infanzia alla sede dei nostri studi e lavori, alle abitazioni in cui la famiglia si stabilisce, e così via.

A questi luoghi l’animo nostro può essere legato da sentimenti diversi: dal piacere, dall’amore, o dalla noia e dal rifiuto. Si passa da una conoscenza oggettiva (o apparentemente oggettiva, cioè la constatazione dello spazio materiale tra un corpo e l’altro) a una percezione pienamente soggettiva. Quando la mente dell’uomo apprezza alcuni luoghi e ne scopre il segreto, approfondisce la conoscenza dell’universo e di se stessa.

Per analogia, quel che scopre fuori di sé suggerisce una visione dell’interior homo. Per esempio, la grotta fa riferimento al tempo prima della nascita, all’alveo materno, quindi alla venuta alle spiagge della luce (in luminis oras, come dice il poeta Lucrezio), ma suggerisce anche il riferimento alla vita interiore, a ciò che è già custodito dentro di noi: come eravamo interni a qualcosa, così possiamo possedere qualcosa al nostro interno.

Il viaggio come itinerario iniziatico

«Vari luoghi sono legati da un percorso a significare l’itinerario che l’uomo e l’adepto seguono per arrivare alla conoscenza e alla luce.»

Accade anche che vari luoghi siano legati da un percorso a significare l’itinerario che l’uomo e l’adepto seguono per arrivare alla conoscenza e alla luce. Personaggi di diversi miti antichi — dèi, semidei o esseri umani, da Iside a Gilgamesh, da Ercole a Odisseo — hanno compiuto lunghi viaggi, cioè il passaggio da un luogo all’altro, e quindi da una condizione all’altra.

Anche Christian Rosenkreutz compie un itinerario dalla Germania al Marocco e all’Arabia con ritorno in Germania e nuova partenza: un periplo sulle coste del Mediterraneo corrispondente al giro che il corteo di Iside compiva sul lago Moeris. Le Nozze Chimiche, che lo vedono protagonista, presentano la successione di diversi luoghi ove avvengono differenti gradi dell’iniziazione: dalla sua casa situata in una torre al giardino, al palazzo, a una nuova torre nei differenti piani, al mare o al lago, fino di nuovo al palazzo.


Anche altri testi presentano strutture simili: per esempio, un libro anteriore di circa centocinquant'anni a quello di Johann Valentin Andreae, l’Hypnerotomachia Poliphili (la battaglia d’amore di Polifilo in sogno), presenta molteplici scenari simbolici: dal giardino al tempio, dal cimitero al regno d’amore, fino al compimento del matrimonio alchemico.

La discesa nelle profondità della Terra e dell’anima

Per esplorare luoghi dove non era materialmente possibile l’accesso, l’uomo ha lasciato lavorare la fantasia, procedendo per deduzione ed ermeneutica analogica. Esplorare l’interno della Terra sembrerebbe intuitivo, essendo sotto i nostri piedi; eppure arrivare in profondità, se non al centro, è un'impresa preclusa perfino alla tecnologia contemporanea.

A maggior ragione lo era per gli antichi, i quali ritennero che all’interno di essa vi fosse il regno oscuro ove dimorano le ombre dei defunti, ma anche la sede di una conoscenza profonda non ancora portata alla luce. Odisseo scende sulla soglia del regno delle ombre per attingere dall’indovino Tiresia le rivelazioni sul futuro; Goethe nel Faust vi colloca il misterioso regno delle Madri.

Anche Enea, secondo il racconto di Virgilio, scende nell’Averno sotto la guida della Sibilla Cumana, la quale gli aveva intimato: «Hoc opus, hic labor est» (questa è l’opera, qui è il travaglio da compiere). Sulla scia virgiliana anche il pellegrino Dante compie questo medesimo cammino: la discesa agli inferi diviene così la suprema analogia della discesa nella propria terra interiore.

Dante e il suo poema, affresco di Domenico di Michelino (1465), Cattedrale di Santa Maria del Fiore, Firenze:

Il viaggio oltremondano tra le viscere dell'Inferno, le balze del Purgatorio e le sfere celesti del Paradiso incarna la perfetta trasposizione architettonica e spaziale della catarsi dell'anima.

Si possono ricordare anche opere apparentemente nate per l'intrattenimento letterario che racchiudono nuclei sapienziali: da Viaggio al centro della Terra di Jules Verne a La razza futura di Edward Bulwer-Lytton (incentrato sull'umanità sotterranea detentrice del Vril), fino a Il mondo perduto di Arthur Conan Doyle, senza tralasciare la tradizione orientale sui varchi d'accesso alla terra sacra di Agartha.

Dall’Utopia al non-luogo dello Spirito

Nel corso dell’evoluzione umana si è costantemente narrato di spazi primordiali in cui si viveva felici e in piena armonia: dal Paradiso Terrestre alle Isole Fortunate, fino al mito di Atlantide, territori la cui collocazione storica e geografica oscilla ai margini del mondo manifesto per radicarsi nell’immaginario collettivo.

«Ultima Thule: un’isola oltre la quale il mondo conosciuto terminava, trasfigurandosi in una strana e sconosciuta caligine.»

Si ipotizza l'esistenza di spazi ove possa concretizzarsi una convivenza umana più alta: luoghi cinti da difese naturali o situati su alture inaccessibili, lontani dal rumore mondano, ove una civiltà fraterna concorre al bene comune e dove tutte le facoltà interiori sbocciano in armonia con il Cosmico. Grandi mistici e pensatori vicini alla Tradizione rosacrociana hanno edificato queste visioni:

  • Platone con l'archetipo morale di Atlantide;
  • Tommaso Moro con la repubblica di Utopia e la città di Amauroto nel Nuovo Mondo, ove si denunciano le storture dei regni temporali;
  • Tommaso Campanella con la palingenesi de La Città del Sole (prossima all'isola di Taprobana), dove il reggitore Metafisico (il Sole) coordina i triumviri Pon (il potere e la vita), Sin (la sapienza e la luce) e Mor (l’amore e la bellezza);
  • Francesco Bacone con la Nuova Atlantide, che preconizza un ordine sociale guidato dalla scienza sacra e dal progresso illuminato.

In questo percorso l’elemento topografico cessa di essere determinante: il luogo fisico si fa non-luogo (ou-topos), ossia una condizione interiore verso cui tendere. Dall’esperienza sensoriale si approda, mediante astrazione e risonanza mistica, a una realtà puramente spirituale.

Esercizio di anamnesi e luoghi sacri

Ciò che constatiamo nella grande storia dell’uomo trova esatto riscontro nel percorso individuale di ciascun ricercatore: ognuno di noi può ripercorrere con la memoria i luoghi in cui ha vissuto, rischiarandoli con la luce del discernimento e della maturità attuale.

Pratica di riflessione sui luoghi

Può essere un esercizio fecondo tornare con il ricordo a momenti nodali della vita legati a uno spazio preciso, valutando il senso che quell'esperienza assume nel presente e in quale misura abbia plasmato il nostro modo di essere: è l'itinerario iniziatico personale che ricalca le orme degli antichi.

Analogamente, possiamo recarci in un luogo che la tradizione ha consacrato, ponendoci in ascolto profondo per percepire se quella risonanza ci connetta a una dimensione cosmica e universale. Potremo così delineare nella nostra anima quel santuario ideale a cui anelare, e verso il quale invitare fraternamente i nostri simili a incamminarsi.