(Pubblicato sulla Rivista Rosa+Croce, Autunno 2022)

Rosa+Croce è una rivista semestrale pubblicata dalla Grande Loggia dell'Antico e Mistico Ordine della Rosa-Croce. Anche se gli articoli pubblicati non rappresentano il pensiero ufficiale dell'Ordine — ma impegnano solo i loro Autori — e non costituiscono in alcun caso parte integrante dell'insegnamento, offrono ugualmente una valida percezione della filosofia rosacrociana.


Simbolo segreto rosacrociano

Autore Peter Bindon — F.R.C.
«Il progresso continuo richiede uno studio continuo.»
Rivista Rosa+Croce n.49 - Simbolo segreto rosacrociano Tavola tratta dai Simboli Segreti dei Rosacroce (Altona, 1785-1788). Esemplare colorato a mano da Harvey Spencer Lewis.
«Il beffardo cerca la saggezza e non la trova, ma per l’uomo intelligente la scienza è cosa facile.»
— Libro dei Proverbi 14:6

In questo articolo faremo alcune considerazioni riguardo l’illustrazione simbolica qui riprodotta. Per gli antichi Egizi, la combinazione di due colonne era il simbolo dei portali dell’eternità o la porta della vita: esse erano considerate l’ingresso verso il cielo. Ma a differenza dei pilastri degli alchimisti, quelli egiziani erano legati alle direzioni del Nord e del Sud. Poiché il Sole manifestava la sua presenza nella parte meridionale del cielo, è un uso naturale del simbolismo considerare quella porzione di cielo come rappresentante la luce; il Nord, la direzione opposta, veniva così identificato con l’oscurità.

Sebbene anche gli alchimisti considerassero i pilastri come portali per accedere a uno stato superiore di coscienza (influenzati dal pensiero egizio), la loro interpretazione si ispirava a un rapporto più diretto tra ogni pilastro e il movimento diurno del Sole. Vivendo a latitudini più elevate dell’emisfero settentrionale, gli alchimisti europei sembrano essere stati influenzati più dall’avanzamento quotidiano del Sole da Est a Ovest attraverso il cielo che dalla direzione meridionale in cui si trovava il disco solare.

Il sorgere e il tramontare del Sole, rispettivamente a Oriente e a Occidente, hanno condotto ad associare l’Est alla nascita della luce e l’Ovest alla sua scomparsa. Così, nella tradizione ermetica vediamo sovente un pilastro di colore chiaro sul lato che rappresenta l’Est e un pilastro di colore scuro sul lato opposto.

Nelle iscrizioni latine agli angoli e lungo i bordi dell’illustrazione, le quattro direzioni cardinali (Nord, Sud, Est, Ovest) sono abbinate alle quattro stagioni (inverno, estate, primavera, autunno). Esse delimitano il campo dell'opera suggerendo allo studente che l'azione spirituale si compie attraverso l'intero anno solare, il cui passaggio è scandito dai venti tipici di ciascuna stagione. Inserendo il laboratorio all’interno del ciclo cosmico annuale, l’autore incoraggia l'iniziato a studiare costantemente e non solo saltuariamente: in altre parole, il progresso continuo richiede uno studio continuo.

Questo principio è confermato dall’iscrizione che circonda la porta, la quale incoraggia lo studente a lavorare diligentemente al compito di conciliare i quattro elementi, producendo e perfezionando la cosiddetta “pietra filosofale”, simbolo dell'armonia che l'individuo può raggiungere con il Cosmico.

I tre gradini della saggezza

Per accedere al proprio santuario interiore, lo studente sale tre gradini simbolici incisi sulla soglia, che rappresentano le tre condizioni indispensabili per l'avanzamento:

  • TIMOR DOMINI — Sviluppare e coltivare il sacro rispetto per il Dio del proprio cuore;
  • COGNITIO SUI IPSIUS — Conoscere sé stessi, imparando a essere fedeli alla propria verità interiore senza cedere alle illusioni;
  • AMOR PROXIMI — Imparare ad amare il prossimo, nutrendo sincera compassione per la sofferenza altrui.

La Tradizione rosacrociana non è la sola a incoraggiare queste tre virtù: esse sono condivise dalle più nobili correnti spirituali perché costituiscono il fondamento di un retto cittadino del mondo. Lo studente che le coltiva partecipa armoniosamente alla società senza farsi distrarre dalla propria ricerca interiore.

Salite le scale, il filosofo siede tra i due pilastri che sostengono il portale arcuato. Più che un luogo fisico, l’accesso indica l’ammissione a un nuovo stato di consapevolezza. Seduto al tavolo, egli medita sull’equilibrio necessario tra le coppie di opposti per conseguire il compimento della Grande Opera: la bilancia in perfetto equilibrio sul banco di lavoro testimonia questo compito.

Davanti a lui figurano il Sole e la Luna, antichi simboli delle polarità universale maschile e femminile e archetipi della Creazione. I triangoli che rappresentano i quattro elementi circondano la scena: con queste forze primordiali l'alchimista opera per forgiare la pietra filosofale:

  • Triangolo con vertice verso l’alto: simbolo del principio maschile e dell’elemento Fuoco;
  • Triangolo con vertice verso il basso: simbolo del principio femminile e dell’elemento Acqua;
  • Triangolo barrato con vertice verso l’alto: simbolo dell’elemento Aria;
  • Triangolo barrato con vertice verso il basso: simbolo dell’elemento Terra.

In cima ai pilastri scorgiamo un uomo e una donna che protendono le mani l'uno verso l'altra: è il simbolo della reintegrazione alchemica e della reciproca assimilazione delle qualità interiori. Oltre alla consueta lettura ermetica del matrimonio alchemico, possiamo riconoscere in queste figure la testimonianza che la Grande Opera è intrapresa con eguale dignità da ambo i generi, principio cardine dell’AMORC, dove il cammino iniziatico non ammette alcuna distinzione di genere.

Ogni essere umano racchiude in sé aspetti complementari: negli uomini, per esempio, le tendenze aggressive o razionali hanno spesso sovrastato le facoltà intuitive e nutrienti dell'anima. Riconciliare queste due polarità in un equilibrio armonioso è il presupposto essenziale per un percorso spirituale autentico, fecondo e privo di ostacoli.