(Pubblicato sulla Rivista Rosa+Croce, Primavera 2023)
Rosa+Croce è una rivista semestrale pubblicata dalla Grande Loggia dell'Antico e Mistico Ordine della Rosa-Croce. Anche se gli articoli pubblicati non rappresentano il pensiero ufficiale dell'Ordine — ma impegnano solo i loro Autori — e non costituiscono in alcun caso parte integrante dell'insegnamento, offrono ugualmente una valida percezione della filosofia rosacrociana.
Come affrontare le perdite?
Laureata presso l’Università di San Paolo (Brasile). Specialista in Geriatria e Gerontologia. Ha conseguito una specializzazione presso l’Università di Oxford nell’ambito delle cure palliative, campo in cui è diventata un punto di riferimento a livello internazionale. (Riproduzione autorizzata)
«Non abbiamo l’abitudine né siamo incoraggiati a parlare o a riflettere sulle nostre perdite e sul lutto nel corso della vita. Ma questo è essenziale per poterli affrontare e andare avanti più maturi, più saggi e più forti.»
Nonostante molte persone sappiano quanto sarebbe doloroso perdere una persona cara e quanto potrebbe essere difficile superare il lutto, sono poche quelle veramente interessate a imparare qualcosa da questa situazione. Abbiamo a disposizione centinaia di libri, programmi di formazione, corsi di riprogrammazione linguistica, guide su come raggiungere il successo, che predicano costantemente solo guadagni o risultati positivi.
Ma la vita dimostra che le più grandi lezioni non si trovano nei corsi di preparazione al successo, bensì nella nostra quotidianità a partire dall’esperienza della perdita, a partire dagli insegnamenti che vengono alla luce quando qualcosa va storto. E possiamo imparare queste lezioni solo se accettiamo di fermarci per guardare cosa è successo.
Di solito le persone non si fermano per riflettere su un ostacolo o un fallimento: anziché interrogarsi su quanto accaduto, passano gran parte del tempo a lamentarsi e a considerarsi vittime degli avvenimenti, mai protagoniste della propria esistenza. Una perdita potrà essere causa di una più intensa sofferenza se non riusciamo a vivere fino in fondo ciò che ci viene offerto. Ad esempio, se non viviamo pienamente una relazione, nel momento in cui essa finisce il rimpianto di ciò che non si è vissuto può essere devastante.
In un mondo come il nostro, per evitare la sofferenza preferiamo non andare a fondo con la scusa dell’autoprotezione. Se non facciamo del nostro meglio, non c’è modo di rendersi conto di quanto l’altro si sia trasformato dal momento in cui ci ha incontrato. E se non accettiamo ciò che l’altro ci ha offerto, non ci renderemo mai conto di quanto tale incontro abbia trasformato anche noi. Ne diventeremo consapevoli solo nel momento in cui non ci sarà più tempo o, peggio ancora, quando il rapporto sarà ormai concluso, avrà esalato il suo ultimo respiro.
Di solito la grande difficoltà che affrontiamo in una relazione è che nessuna delle parti coinvolte parla o analizza la possibilità di una fine prima che essa arrivi definitivamente. Vogliamo credere che tutto sia per sempre, che in qualche modo le cose funzioneranno. Tuttavia, niente dura in eterno. La fatica che facciamo nell’accettare che le relazioni cambiano, che le persone cambiano — e che anche noi cambiamo — rappresenta una delle sfide più ardue nelle relazioni umane.
Dare valore a ciò che conta davvero
Anche quando si parla di sconfitta nella vita professionale la situazione non cambia molto. Fin dalla giovane età siamo condizionati a pensare che per noi esista una sola strada verso la realizzazione: una carriera di alto livello, un ottimo stipendio, un solido conto in banca, una famiglia nel miglior stile da cartolina e una salute incrollabile.
Ma quando la realtà bussa alla nostra porta, ci rendiamo conto che tali condizioni sono rare e spesso accompagnate da profonde delusioni e sacrifici. La famiglia perfetta non esiste e, a causa dei conflitti che non impariamo a gestire, le perdite continuano a verificarsi generando sofferenza. Ed ecco che quando la salute viene meno — dimensione spesso trascurata rispetto alle altre — contempliamo per la prima volta la nostra reale finitezza. È proprio attraverso questa perdita che possiamo finalmente focalizzarci su ciò che conta davvero nell'esistenza, prendendo in considerazione ciò a cui prima non davamo la dovuta importanza.
Impreparati per le perdite e per il lutto
Negli incontri con gli amici, sui social network e nei pranzi in famiglia non si parla mai di “come perdere”. Ci sono corsi per un’infinità di argomenti, persino per eventualità remote, ma non siamo minimamente preparati a perdere, a fallire, a cadere.
È importante comprendere che non c’è fallimento di fronte alle perdite lungo la nostra traiettoria: occorre nutrire rispetto per la grandezza dell’essere umano che affronta il proprio cammino riconoscendolo come fonte di evoluzione e maturità. Il vero eroe non è colui che fugge di fronte alla sconfitta, ma chi la accoglie come maestra di saggezza.
Osservando le dinamiche della vita mi sono accorta che di solito ciò che rimane impresso nella nostra mente è l’ultima impressione. Condividi anni preziosi con una persona straordinaria, ma se subentrano malintesi e il rapporto finisce, il ricordo rischia di appiattirsi unicamente sugli ultimi momenti, sui litigi e sui rimproveri reciproci, rendendo difficile valorizzare il bene condiviso. Quali impressioni lasceremo agli altri riguardo ai nostri ultimi giorni in un legame o in un lavoro? Come faremo a fare tesoro di quanto appreso?
Anche la sofferenza causata dalle perdite immateriali è una vera forma di lutto. Il processo di ricostruzione della nostra autostima e di riscoperta della nostra parte migliore richiede tempo e una profonda riflessione interiore.
Liberarsi dai pesi
Solo quando guardiamo agli avvenimenti con sincera gratitudine possiamo liberarci dalla sofferenza delle perdite e del lutto. Naturalmente è difficile farlo quando siamo ancora feriti, ma con pazienza e amore avremo la possibilità di sciogliere questo peso per procedere leggeri lungo la nostra strada. La durata del lutto per qualsiasi perdita compromette la qualità del nostro tempo presente, che si tratti di un ciclo lavorativo concluso, della fine di una relazione o di un’amicizia svanita: la vita continua a scorrere e spesso sembra non concederci lo spazio necessario per elaborare il distacco.
Vivere con gratitudine
Cosa dobbiamo fare se la vita richiede fretta e l’anima esige calma? Prima di tutto dobbiamo evitare di attribuire colpe agli altri, cercando invece di vivere il meglio in ogni istante e abbracciando pienamente ogni legame. La perdita è connaturata all’esistenza stessa: comprendendone l'inevitabilità, possiamo affrontarla con serenità anziché temerla o fuggirla.
«Il lutto è il prezzo dell’amore.»
— Colin Murray Parkes
Un giorno il nostro tempo terreno giungerà al termine — legge immutabile della natura —, ma il modo in cui scegliamo di vivere qui e ora può farci assaporare esperienze di autentica eternità. Per riuscire nella vita dobbiamo imparare ad accettare di non vincere sempre. Se ci affranchiamo dalla mestizia della caduta, saremo pronti per una comprensione più profonda: possiamo scegliere se vivere le perdite con sofferenza perenne o trasformarle in gratitudine.
Lo psichiatra Colin Parkes afferma che il lutto è il prezzo dell’amore. Quando si ama intensamente il dolore è profondo, ma quanto più grande è stato l'amore, tanto più solida sarà la forza per sostenerne il peso. Se amate qualcuno, non risparmiate il vostro affetto e amatelo incondizionatamente: di fronte alla perdita, non dovrete mai portare il fardello del rimpianto per non aver espresso quell'amore.
Quando doniamo la pienezza dell’amore in vita, custodiamo già in noi la cura per il momento del lutto.
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